Un racconto in prima persona
1954 · La curiosità davanti al primo televisore
Ho iniziato con il video molto presto. Nel 1954 ero in collegio a Nerola, avevo sei anni e vidi il mio primo televisore. Quell’oggetto mi incuriosiva maledettamente, tanto che una sera, di nascosto, lo aprii per vedere come fosse fatto. Ne rimasi affascinato: da allora il video è diventato una delle parti più importanti della mia vita.
In quegli anni, per chi voleva studiare e aveva pochi mezzi, il seminario era spesso una strada quasi obbligata. In seguito cambiai scuola e mi iscrissi prima all’ITI Edison e poi al Fermi, per studiare elettronica, in particolare radio e televisione. Mi appassionavano tanto i circuiti quanto i sistemi di trasmissione: volevo capire come un suono o un’immagine potessero viaggiare e ricomparire altrove.
1973 · Il Plumbicon e l’inizio del percorso nel video digitale
All’università scelsi Fisica, perché ne ero appassionato. Quando arrivò il momento della tesi, tornai naturalmente alla televisione: scelsi un lavoro che utilizzava un tubo da ripresa, il Plumbicon, come memoria di quadro per acquisire le immagini degli eventi in una camera a scintille.
Si trattava di progettare una telecamera a scansione lenta. Il problema non era soltanto catturare l’immagine, ma anche controllarne la lettura: bisognava gestire la deflessione del Plumbicon attraverso una conversione digitale-analogica, così da leggere le tracce rimaste impresse sul tubo.
Fu lì che iniziò il mio percorso nel video digitale. Le basi di elettronica e dei sistemi televisivi le avevo già acquisite all’Edison e al Fermi; con la tesi cominciai a metterle insieme in un progetto concreto.
Iniziai a utilizzare i circuiti integrati della famosa serie 74 della Texas Instruments, approfondii le tecniche di conversione digitale-analogico e analogico-digitale e imparai a gestire il segnale video. Eravamo nel 1973.
Mi riusciva tutto molto naturale: io e il video eravamo nati l’uno per l’altro.
Gli incontri che mi insegnarono il mestiere
Durante il lavoro di tesi conobbi due persone importanti per la mia formazione: Lello Leuti e Sandro Florean.
Leuti lavorava nel laboratorio sperimentale P1 della RAI. Florean, che aveva avviato il lavoro su cui si basava la mia tesi, era un dirigente RAI. Da loro imparai quelli che, per me, erano i segreti del video: i sincronismi, il trattamento del segnale, i problemi pratici e il modo di affrontarli.
Il colore apriva un altro mondo da esplorare. Cominciai ad approfondire PAL, NTSC e SECAM e i diversi sistemi di elaborazione delle immagini. Ogni nuova conoscenza faceva nascere la voglia di costruire qualcosa.
1976 · Paolo Ginobbi, Giovanni Del Piano e le prime titolatrici
In quell’ambiente conobbi Paolo Ginobbi, un altro fisico con una forte passione per l’elettronica. Cominciammo subito a chiederci che cosa potessimo realizzare per le televisioni private che stavano nascendo.
Un’indicazione decisiva arrivò da Giovanni Del Piano, un pioniere di quel mondo. Aveva avviato a Roma lo studio televisivo GBR e trasmetteva programmi: conosceva bene le necessità di una piccola emittente e ci suggerì di lavorare sui generatori di caratteri per la titolazione.
Così, nel 1976, progettai insieme a Paolo la nostra prima titolatrice: un sistema per scrivere sul video in sovraimpressione.
Nello stesso periodo ideai un generatore di marchio, il dispositivo che inserisce nell’immagine la sigla o il logo dell’emittente. Il primo che realizzai fu proprio per GBR. Giovanni Del Piano avrebbe poi avuto un ruolo importante anche nelle successive tappe della mia vita.
Dai generatori di caratteri alle memorie
Le prime titolatrici utilizzavano generatori di caratteri Fairchild, con matrici 5 × 7 oppure 8 × 12. In seguito passai alla memorizzazione dei caratteri su EEPROM.
Il riferimento, per noi, era la mitica Aston: una macchina geniale, ma molto costosa, che generava i caratteri con tecniche analogiche, attraverso tratti, rampe, rette e così via.
Le nostre titolatrici costavano molto meno e offrivano quasi le stesse funzioni. Per noi era una grande soddisfazione: trasformare la conoscenza dell’elettronica in strumenti che le televisioni potevano davvero utilizzare.
La scelta delle televisioni private
Decisi allora di lasciare l’università — «mi pagavano troppo…», dicevo ironicamente — e iniziai l’avventura nel mondo delle televisioni private.
La mia “buona” conoscenza dell’elettronica, insieme alla passione per tutto ciò che riguardava il video, mi guidò in quella scelta. Cominciai a progettare gli apparati necessari: distributori, generatori di segnali, nuove titolatrici, correttori della base dei tempi — i famosi TBC — memorie di quadro, sistemi Televideo e generatori di black burst.
Ancora oggi, quando vedo la sigla «BB», mi viene da pensare prima al black burst che al big blind: chi gioca a Texas Hold’em capirà la battuta.
Da lì mi sono lanciato. Sarebbero arrivati altri incontri, altri progetti, i videowall e poi i LED wall.
Ma la storia continua.
