Un racconto in prima persona
1994 · La voglia di una nuova sfida
Nel 1994 mi occupavo ancora di videowall, ma sentivo il bisogno di una nuova sfida. Quell’esperienza mi aveva dato molto; cominciavo però ad avere voglia di cambiare. Fu allora che una persona straordinaria, Joe Ghiringhelli, con cui avevo già realizzato un bellissimo progetto, mi aprì una nuova strada.
Un passo indietro: portare il video del PC in televisione
Con Joe avevamo affrontato il problema di mostrare in televisione le immagini generate da un computer. Avevamo lavorato per la RAI, nell’ambito dei risultati sportivi, e poi per la presentazione dei dati elettorali elaborati per DOXA.
La sua società preparava i risultati al computer, ma mancava un modo adeguato per portarli in onda: si arrivava perfino a riprendere con una telecamera il monitor del PC.
Proposi di sincronizzare il video del computer con il segnale di riferimento della stazione televisiva. «Genlockare» è un termine poco elegante, ma descrive proprio questo: agganciare il sincronismo del video del PC a quello della televisione, così da rendere i segnali utilizzabili insieme.
Nacque così il CIS, che permetteva di utilizzare il segnale video del PC in sincronia con quello della stazione. Il sistema ebbe un grande successo, soprattutto nelle televisioni locali.
L’incontro con Franco Zambiasi e Tecnovision
Joe Ghiringhelli mi presentò a Franco Zambiasi, che realizzava sistemi a LED. Mi chiese se potessi progettare un controller per visualizzare immagini video su quegli schermi.
Avevo già avuto un’esperienza con grandi schermi basati su lampade e filtri colorati. Questa volta si trattava di lavorare con i LED. In quel periodo la disponibilità dei LED blu di Nichia apriva, ai nostri occhi, la possibilità di realizzare schermi video a colori con questa tecnologia.
Mi misi subito al lavoro. Alla Tecnovision, la società di Zambiasi, trovai due persone che ricordo con grande piacere: Franz Punis e l’ingegner Grasso. Mi accolsero con favore e cominciammo a lavorare al progetto.
Con Franz, nonostante la mia cultura sessantottina e la sua cultura istriana e leghista, abbiamo passato dei bellissimi momenti e fatto cose straordinarie insieme. È un ricordo che conservo con grande piacere.
Un assegno e una stretta di mano sul Raccordo
Ripensando a Franz e a Franco, mi torna in mente anche un episodio divertente: ci incontrammo tutti e tre in una stazione di servizio sul Grande Raccordo Anulare. Franco mi staccò un assegno per il progetto, ci stringemmo la mano tutti e tre e… voilà, il progetto partì!
Le prime FPGA e il primo risultato
Per la prima volta utilizzavo FPGA di Altera. Preparai il progetto del controller, mettendo a frutto l’esperienza accumulata nell’elaborazione del video e affrontando le esigenze di questa nuova tecnologia.

Da quel primo progetto ne nacquero molti altri. Grasso e Punis proseguirono il mio lavoro e, in seguito, fondarono Macropix, continuando il loro percorso nel settore.
La fiducia che non dimentico
Devo sempre ringraziare Joe Ghiringhelli e Franco Zambiasi per la grande fiducia che ebbero in me. Oggi non ci sono più, ma il loro ricordo è sempre vivo: insieme ai progetti e ai risultati, resta soprattutto il valore delle persone che hanno creduto nel mio lavoro.
E poi cambiò il mercato
Poi, purtroppo o per fortuna, arrivarono i produttori cinesi e i LED wall cominciarono a essere venduti a prezzi al metro quadrato che, rispetto a quelli dei nostri inizi, sembravano «quattro soldi».
Ma questa è un’altra storia, che racconterò più avanti.
Una parentesi tecnica
Come avevo organizzato il sistema
Avevo organizzato il sistema in questo modo: un’interfaccia di ingresso accettava diversi tipi di segnale video — VGA, DVI, video composito e RGB. I segnali venivano convertiti, con digitalizzazione dove necessaria, e memorizzati in una memoria locale di quadro.
Da lì il video veniva trasmesso allo schermo tramite collegamenti LVDS e distribuito alle schede di controllo dei LED. Lo schermo era suddiviso in «mattonelle» da 32 × 32 pixel; ogni pixel era composto da tre o quattro LED, nei colori rosso, verde e blu.
Ogni mattonella, configurata localmente tramite DIP switch oppure da remoto, selezionava la propria porzione di immagine e la memorizzava. I dati venivano poi inviati in parallelo alla prima riga e trasferiti alle successive mediante registri a scorrimento, gli shift register, fino a caricare tutte le 32 righe da 32 pixel. A quel punto arrivava un segnale di LOAD e tutti i LED acquisivano la nuova immagine.
Oggi può sembrare facile. Allora non lo era.
L’interpolazione ottica e il riutilizzo dei LED
Per aumentare la risoluzione ci inventammo anche un sistema di interpolazione ottica. Nel sistema che ricordo, i 32 pixel diventavano 54 nella rappresentazione interpolata: riutilizzavamo nel quadro successivo lo stesso segnale, spostato di una posizione.
I LED erano disposti in una sequenza ripetuta di rosso, verde e blu. Un primo gruppo di tre LED rappresentava un pixel; per il successivo si utilizzava un raggruppamento sfalsato lungo la stessa sequenza. Sfruttavamo l’altissima frequenza di aggiornamento, circa 1.200 aggiornamenti al secondo, per sovrapporre otticamente le immagini e ottenere questo effetto.
Sembra complicato, ma poi non lo era. Almeno per me! E ci permise un notevole risparmio sul numero dei LED.
Questa è soltanto una nota tecnica: se non ci avete capito nulla, la spiegherò meglio in un’altra occasione. Con un sorriso.
