2003: dai LED wall alle ricerche sul video 3D
Nel 2003 avevo ormai completato i progetti dei LED wall per Tecnovision e messo i loro ingegneri nelle condizioni di proseguire il mio lavoro. In particolare Punis e Grasso, che ho già ricordato nel racconto sui LED wall, erano diventati completamente autonomi nell’uso delle FPGA e nelle tecniche di manipolazione del video.
Per me era arrivato il momento di dedicarmi a nuove ricerche personali. Stavo cominciando a occuparmi di video tridimensionale, un argomento che allora suscitava molto interesse, soprattutto con i sistemi che richiedevano occhiali colorati o polarizzati.
Fu in quel periodo che mi chiamò il direttore di Trambus, l’ingegner Alfredo Fratalocchi. Mi chiese se potevo progettare delle paline stradali a LED.
L’incontro al Grottino di Sacrofano
All’inizio non capii bene che cosa intendesse. Decidemmo di vederci a Sacrofano, dove abito dal 1988, al ristorante Il Grottino. Fu lì che Fratalocchi mi spiegò da dove nasceva la richiesta.
Mi raccontò che il sindaco di Roma, Walter Veltroni, era andato a Napoli a trovare la sindaca — mi pare fosse Rosa Russo Iervolino — e aveva visto le paline elettroniche installate alle fermate degli autobus: fornivano informazioni sugli arrivi e sui tempi di attesa dei mezzi urbani.
Secondo quanto mi riferì Fratalocchi, al ritorno Veltroni aveva convocato i dirigenti di ATAC e Trambus, che allora erano due aziende separate. Per Trambus erano presenti l’amministratore delegato Filippo Allegra e lo stesso Fratalocchi. Il sindaco voleva che anche Roma avesse subito un sistema di paline elettroniche per il trasporto pubblico.
Tre mesi: una bella sfida
Il compito era stato affidato a Trambus, e in particolare a Fratalocchi. Non voleva rivolgersi a una grande ditta: intendeva realizzare il progetto internamente. Si era informato attraverso i suoi conoscenti e qualcuno gli aveva fatto il mio nome.
Quando ci incontrammo, la richiesta diventò chiarissima: voleva realizzare il sistema delle paline elettroniche in tre mesi.
Una bella sfida.
Mi misi subito al lavoro e, dopo due mesi, avevo pronto il prototipo.
Filippo Allegra e la squadra
Poi Fratalocchi lasciò l’incarico e si dimise da Trambus. Non conosco i motivi precisi; ricordo che si parlava di divergenze interne. Il progetto passò nelle mani di Filippo Allegra, allora amministratore delegato di Trambus, che mi diede carta bianca per realizzare il sistema delle paline.
Nel mio ricordo, Trambus Engineering era stata costituita proprio per questo lavoro. All’interno di Trambus trovai ingegneri e sviluppatori validi e formai un gruppo di una decina di persone. Partimmo con la realizzazione di 350 paline elettroniche.
Imparare a lavorare con un’azienda pubblica
Le difficoltà furono moltissime. Alcune dipendevano anche dalla mia inesperienza nei rapporti con le aziende comunali: gelosie, incomprensioni e un modo di lavorare diverso da quello a cui ero abituato.
C’erano la documentazione da preparare, le gare, le procedure e l’attenzione necessaria nell’uso del denaro pubblico. Nel privato non mi ero trovato ad affrontare nello stesso modo tutti questi passaggi. Mi sembravano ostacoli al lavoro tecnico, ma dovetti capire che nel pubblico erano fondamentali.
Riuscimmo comunque ad andare avanti, grazie anche all’aiuto dell’avvocato Franco Middei, alla comprensione di Allegra e al sostegno del direttore finanziario, del quale purtroppo in questo momento non ricordo il nome.
Fare internamente, valorizzare le persone
C’è un punto che voglio sottolineare: le paline furono realizzate internamente, con personale Trambus. Non ci limitammo a comprare un prodotto già pronto da un costruttore esterno. Organizzammo il lavoro valorizzando le professionalità che l’azienda aveva al proprio interno.
Ricordo bene il confronto economico: per la realizzazione esterna era prevista una spesa di circa 15 milioni di euro. Noi realizzammo il lavoro con meno di 5 milioni di euro.
Per me fu la dimostrazione che un’azienda comunale poteva organizzarsi per progettare e realizzare un sistema, recuperando competenze interne anziché esternalizzare tutto.
In questo Filippo Allegra, a mio giudizio, fu un precursore. Ricordo invece le resistenze di dirigenti di ATAC, che volevano procedere con una gara per affidare il lavoro all’esterno: vissi quella posizione come un ostacolo al nostro progetto. Trambus sostenne la scelta di realizzare le paline internamente e andò avanti con le proprie persone.
Non fu soltanto una questione di risparmio. Fu anche la soddisfazione di vedere riconosciute e messe al lavoro capacità professionali già presenti nell’azienda.
La sala controllo e il mio videowall al plasma
Quella tecnologia ci permise anche di realizzare internamente una sala controllo. Vi installai un mio videowall, questa volta con schermi al plasma.
Fu un modo concreto di integrare le mie esperienze precedenti: il lavoro sui sistemi video e sui grandi schermi tornava utile all’interno di un progetto per il trasporto pubblico. Le paline e la sala controllo non erano esperienze separate dal mio passato: ne raccoglievano le competenze.
Le centraline sugli autobus e il software di localizzazione
È però importante distinguere le parti del sistema. Le paline e la sala controllo furono realizzate internamente; le centraline a bordo degli autobus e il software di localizzazione furono invece realizzati all’esterno. Quella parte era in mano ad ATAC e fu affidata a SELEX di Genova, oggi Leonardo.
Ritrovai poi SELEX in un’altra fase del mio lavoro, quando con Rodan mi occupai di ripetitori radio nelle gallerie delle strade e delle autostrade per ANAS. Ma questa è un’altra storia, che racconterò.
Le 350 paline installate
Tre mesi dopo, a maggio, le paline erano installate. È così che ricordo quel traguardo, dopo il prototipo e il lavoro della squadra.
Per me fu un’impresa formidabile. Ancora oggi, quando le vedo funzionare, provo orgoglio. Mi accorgo che le stanno progressivamente sostituendo con altre nuove, basate su tecnologie diverse, ma quelle paline continuano a ricordarmi il lavoro fatto insieme.
Il GPS e la paura di essere controllati
Ricordo anche le reazioni all’introduzione del GPS sui mezzi. Tra gli autisti di Trambus ci fu quasi una rivolta: si sentivano «controllati». Quella tecnologia veniva percepita non soltanto come uno strumento per localizzare gli autobus, ma come un controllo su chi li guidava.
Quando proponemmo quel sistema anche ad AMA — quelli che a Roma si chiamano, familiarmente, i «monnezzari» — e per i taxi, non riuscimmo a farlo adottare. Nelle esperienze che ricordo, le proposte di installazione furono rifiutate.
Ripensandoci oggi, mi colpisce il contrasto fra quelle resistenze e il mondo in cui viviamo. La tecnologia è andata avanti e, alla fine, mi viene da dire che siamo tutti «controllati»: non soltanto gli autisti, ma anche noi.
La fine dell’avventura e le persone che ricordo
Rimasi in Trambus fino al passaggio dalla stagione di Veltroni all’arrivo di Alemanno. Con il cambiamento politico finì anche la mia avventura. Io la vissi come un’epurazione.
Di quel periodo, però, mi resta un bellissimo ricordo delle persone: Filippo Allegra, Alfredo Fratalocchi, Franco Middei, Sanzi, Pacchiarotti e tutti gli altri che mi aiutarono a portare a termine questa impresa.
