Le tappe del racconto
Perché proprio Forex
Il nome Forex non era stato scelto a caso. A quel tempo mi dilettavo di trading, sia in Borsa sia sul mercato delle valute. Mi occupavo di azioni e cambi e avevo anche scritto programmi di trading automatico.
Pensavo di poter guadagnare, magari perfino arricchirmi, mettendo insieme la programmazione e le mie capacità tecniche. Anche in quel caso mi ero buttato a studiare e a costruire qualcosa che potesse funzionare.
Poi arrivò l’11 settembre. Per come ricordo quell’esperienza, il mio sistema automatico mi tradì: non feci in tempo a scollegarlo e vendette tutto, provocandomi una grande perdita.
Dopo quella vicenda decisi: mai più trading. Ci ero cascato anch’io, nella promessa di arricchirmi con la Borsa. Con la mia solita ironia, conclusi che era roba del “diavolo capitalista”: avevo provato, avevo pagato il conto e non volevo più saperne.
Il trading finì lì. Il nickname, invece, rimase: nelle discussioni in rete continuai a essere Forex.
Forex era il mio nome nelle discussioni
Forex era il nickname con il quale partecipavo alle discussioni su Usenet. Non era un’altra persona: era il nome dietro il quale portavo le mie domande, le mie convinzioni e la mia voglia di confrontarmi.
Ai miei interventi aggiungevo anche una firma che veniva dagli insegnamenti ricevuti dai Gesuiti. Era il richiamo a Dante che quel padre mi aveva lasciato nella memoria, e che su Usenet usavo in questa forma:
«Non fa scienza sanza ritener, aver appreso».
Era la mia firma abituale e tutti mi riconoscevano anche da quella frase. Insieme al nome Forex, era diventata un mio segno di riconoscimento nelle discussioni. Un insegnamento ricevuto tanti anni prima continuava così ad accompagnarmi in rete.
Gli anni dai Gesuiti e il valore di ciò che impariamo →
Prima che i social diventassero il luogo abituale delle conversazioni in rete, frequentavo i gruppi di discussione di Usenet. Si scrivevano messaggi, si rispondeva e si costruivano discussioni che potevano continuare a lungo.
Tra i gruppi che frequentavo c’erano it.cultura.religioni e it.cultura.religioni.cristiani, che chiamavamo ICRC, oltre ai gruppi dedicati alla fisica e all’ateismo. Erano temi legati al mio percorso personale, dagli anni del seminario allo studio della Fisica e all’allontanamento dalla fede.
Non convertire, ma capire e discutere
Mi interessava confrontarmi con i credenti. A volte li chiamavo, con un gioco di parole polemico, “credini”: anche il mio linguaggio faceva parte del clima acceso di certe discussioni. Ma non volevo fare proselitismo ateo.
Volevo capire le ragioni del loro credere: da dove venisse la fede, fino a dove arrivasse e perché una persona considerasse convincente qualcosa che a me non sembrava esserlo.
Cercavo di mettere alla prova le argomentazioni, di contestare le obiezioni e di discutere i dogmi. Dietro la polemica c’era una domanda che non mi aveva abbandonato dai tempi del seminario: che cosa porta una persona a credere?
Non mi bastava discutere della fede in astratto. Volevo ascoltare le persone che la vivevano e capire come rispondevano alle domande che per me erano rimaste aperte.
Dietro le opinioni, le persone
Incontravo interlocutori molto diversi. Alcuni mi sembravano bigotti e chiusi, altri ragionavano e accettavano il confronto; c’erano persone militanti, persone curiose e persone con le quali era possibile discutere anche partendo da posizioni lontanissime.
Non tutte le conversazioni erano serene e non mancavano le polemiche. Ma ricordo quel periodo come una stagione bella, piena di discussioni e di occasioni per conoscere modi di pensare diversi dal mio.
La cosa importante è che fui accettato nel gruppo pur essendo dichiaratamente ateo. Non era necessario condividere una fede per trovare un posto nella conversazione.
Dalla rete agli incontri di persona
A un certo punto non mi bastò più conoscere soltanto i messaggi. Organizzavo anche incontri di persona: volevo vedere chi ci fosse dall’altra parte, parlare senza lo schermo in mezzo e dare un volto a quelle voci.
Tra i nomi e i nickname che ricordo ci sono Mauro, Dinì, Yunan, Tharmas e Rossi, quest’ultimo spesso al centro delle polemiche. Altri nomi e grafie li ricostruirò meglio quando potrò tornare ai messaggi di allora.
Con Yunan, che ricordo come moderatore, nacque un’ottima amicizia e anche una collaborazione. È una storia che merita di essere raccontata a parte, e sulla quale tornerò.
Dietro un nickname poteva esserci un interlocutore con il quale scontrarsi, ma anche una persona con cui costruire un’amicizia.
Un confronto che non richiedeva di essere uguali
Ripensandoci, ciò che mi interessa conservare non è soltanto il ricordo delle obiezioni e delle risposte. È l’esperienza di poter partecipare, da ateo, a una comunità nella quale tanti altri erano credenti.
Non ero diventato credente e loro non erano diventati necessariamente atei. Il valore di quegli incontri non si misurava contando le persone convinte a cambiare idea.
Potevamo restare in disaccordo e tuttavia conoscerci meglio. Per me anche questo era un risultato: capire con chi si stava discutendo, non soltanto quale posizione stesse difendendo.
Le discussioni ritrovate
Mi piacerebbe rivedere quelle conversazioni. Vorrei ritrovare le parole precise, non soltanto il ricordo che ne conservo, e rileggerle con gli occhi di oggi.
Una prima discussione è riemersa nell’archivio di it.cultura.religioni: «Storie di ordinaria follia». Ho riconosciuto come miei gli interventi firmati Forex segnalati in quel thread.
È un punto di partenza. Tornando ai messaggi potrò commentare gli argomenti che usavamo, le domande davvero interessanti e le discussioni che finivano soltanto per ripetersi.
Per ora non voglio ricostruire interi dialoghi affidandomi soltanto alla memoria, né attribuire a qualcuno frasi che non posso verificare. Continuerò quando avrò più informazioni, messaggi e riferimenti. Anche questa pagina, come il resto del sito, rimane aperta.
Questa pagina raccoglie ricordi personali, compreso l’episodio del trading. Altri nickname e dettagli delle discussioni saranno precisati confrontandoli con messaggi e documenti.